CSP19 – La dimensione interiore del lavoro

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La dimensione interiore del lavoro.

Ci sono persone talmente in equilibrio che possono fare il lavoro più umile possibile e comunque mantengono questo distacco interiore. Sono persone molto evolute.

Uno può fare l’operatore ecologico e comunque avere un equilibrio interiore che gli permette di vivere una vita moralmente eccelsa pur vivendo a contatto con l’immondizia tutto il giorno, perché il sacro è dentro.

Impegnarsi in un’attività così a fondo da trascendere le piccolezze umane.

Nelle confraternite sufi, si istruivano gli allievi attraverso il lavoro, li si mandava a bottega: vasai, ceramisti, battitori di ferro, tessitori.

Il lavoro oggi ha perso questa connotazione sacra ed è solamente vincolato al denaro che ci procura o alla soddisfazione che ci genera, ma questa dimensione interiore del lavoro è perduta.

Ritrovare questa consacrazione è anche eccellenza, ma l’eccellenza oggigiorno viene quasi sempre trasformata in una consacrazione dell’Ego e invece la vera consacrazione arriva quando la persona diventa talmente brava a fare ciò che fa che si trasforma in uno spettatore perché il processo “avviene” spontaneamente dentro di sé.

Pensiamo ai musicisti, ai pittori, agli artigiani. La concentrazione diventa qualcosa di sacro che trascende i limiti umani.

L’applicazione di questa concentrazione è sacralità. In Ermeneutica, Battiato dice: Quando il sacro parla, l’eccelso prende forma.

Quando creiamo quindi, dobbiamo diventare consapevoli se ciò che creiamo è una via di fuga per le nostre pulsioni basse, uno scarico di qualche ferita emozionale irrisolta, oppure un volersi rivolgere alla dimensione interiore, una via verso il sacro.

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