CSP10 – Il creatore è presente anche negli assassini? Perché Dio non ferma il male?

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In tutti i pantheon di tutte le religioni esistono dei della morte. Indusimo: Yama. Egizio: Anubi. Greco: Thanatos. Il problema si pone nelle religioni monoteistiche dove si attribuisce il male al di fuori di Dio perché Dio è amore. Pensiamo a Gesù sulla croce che dice “padre mio perché mi hai abbandonato”. Pensiamo all’arcangelo Gabriele che viene anche definito la mano sinistra di Dio.

Durante la Prima Guerra Mondiale, il governo italiano vietò ogni manifestazione pubblica di lutto e cordoglio per non deprimere il morale della nazione. Così nacque il tabù della morte, che ancora oggi ci affligge tutti.

Se però ampliamo la nostra visione oltre il velo della morte ci rendiamo conto che la morte è un momento di passaggio verso una dimensione altra. Possiamo pensare alla vita e alla morte come a una metafora: “Come se la morte fosse la notte e la vita il giorno”.

Se facciamo questo e guardiamo oltre questa singola vita, oltre questo giorno di scuola, come dice Edward Bach, allora ci rendiamo conto che sono necessari gli “agenti del fato” che compiono il male perché attraverso questo male stanno sperimentando la sofferenza che è necessaria alla crescita.

Inoltre pensiamo a quante volte noi che ci definiamo buoni e che non vogliamo nuocere a nessuno, accidentalmente facciamo male alle persone che amiamo.

Dato che tutto è interconnesso, necessariamente dove c’è un carnefice deve esserci una vittima, perché altrimenti il mondo non girerebbe.

Cito Brunori Sas: “Perché gli uomini smettono di essere buoni solo quando si sentono soli, quando perdono di vista la luce che sta in tutte le cose, nella pioggia e nel sole, nella terra e nel fiore, e persino nel filo che unisce lo sguardo dell’uomo che uccide e dell’uomo che muore”.

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Max Volpi

Max Volpi

Floriterapeuta Dal 1997 - Autore - Formatore - Ideatore Della Floriterapia Transpersonale Evolutiva®

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